San Agustín

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Nell’Alto Magdalena, dove nasce il fiume dallo stesso nome, nel dipartimento di Huila , si conserva uno dei patrimoni culturali dell’Umanitá. Si tratta di una civiltà di scultori mistici ed enigmatici che utilizzarono la pietra vulcanica come materia per lo sviluppo dell’arte; il silenzio e la mente per immortalare le opere.
San Agustin, ubicato a circa 227 chilometri a sud di Neiva è caratterizzato da un clima  fresco di giorno e abbastanza freddo di notte e al mattino presto, la temperatura di aggira a circa 18 gradi in pieno giorno e di 10 – 12 gradi al mattino e alla sera.
Circa 5.000 di anni fa sorse una cultura considerata una delle più antiche dell’America Latina. Non si conosce il nome esatto, il suo nome San Agustin deriva dall’arcivescovo di Popayan, Agustin de la Coruna, che abitualmente viaggiava a Timana attraversando la zona dell’oggi Parco Archeologico.
Il parco Archeologica si estende in un’area  di circa 500 chilometri quatrati e racchiude il Parco Archeologico di San Agustin, il vicino Alto de los Idolos e Alto de las Piedra.
Gli agustiniani erano artisti nati: scolpirono statue enormi, imponento e silenziose che raggiunsero le  cinque tonnelate e da 1,20 fino a 4,25 metri d’altezza che si posano in una terra sacra. Qui si incontrarono le tombe della cultura agostiniana, riparate dalle leggendarie sculture, giganteschi monoliti che rappresentano diverse figure: il puma, il serpente, l’aquila che divora il serpente, il guerriero, il bene e il male, la donna che partorisce tra gli altri. Colpisce la nitidezza dei dettagli che il tempo e l’erosione non ha potuto cancellare.
Man mano che si avanza tra le statue, il silenzio diventa quasi inevitabile, come una regola dettata dalla sacralità del posto che viene interrotta dal suono degli uccelli diventati i padroni di questo luogo abitata in epoca passata dall’uomo.
 
Nello stesso dipartimento di Huila a circa 40 chilometri a nord di Neiva, si troba Il Deserto di Tatacoa o valle della Tristezza, come fu chiamata nel 1538 dal conquistadore Jimenez de Quesada. Il nome Tatacoa proviene dai serpenti “cascabel” neri,  inoffensivi che si chiamano Tatacoa e abitano la zona. Anticamente abitato dagli indios Totoyoes e Doches oggi è l’habitat preferito di volpi, vipere, ragni e pipistrelli.
L’aerea semiarida si estende nel mezzo della fertile valle sulla sponda del fiume Magdalena. Il clima è caldo e secco e la temperatura si aggira intorno ai 27 gradi centigradi. Il deserto si carattarizza da formazioni erosive e da un amplia varietà di cactus e terra rossiccia nella zona conosciuta come “Cuzco”, mentre a “los Hoyos” il paesaggio cambia e le roccie si trasformano in dune di sabbia grigiastre.
Durante il periodo terziario, il Tatacoa fu un giardino con milioni di fiori e alberi che a poco a poco è andato seccandosi e si è trasformato in un deserto. Infatti in mezzo di questa regione erosionata dal vento, è facile incontrare molluschi pietrificati con più di limioni di anni. Un vero pasadiso per geologi e palentologici.